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Il Brevetto Europeo Unitario: che cos'è e a che punto siamo ?

di Angelo Zizzari




Un paio d'anni fa era stata diffusa la notizia su tutti i giornali del rifiuto da parte dell'Italia e della Spagna dell'utilizzo delle lingue straniere per il testo dei brevetti europei confermati sul proprio territorio, al contrario degli altri Stati che stavano sottoscrivendo un accordo in tal senso.

Si era creata una gran confusione, in cui il messaggio trasmesso all'opinione pubblica dava la sensazione di nuovi confronti con le istituzioni dell'Unione Europea e del riemergere di nuovi nazionalismi che rivendicavano il diritto degli Stati di usare la propria lingua nazionale.

Niente di tutto questo.

Il Brevetto Europeo esiste già dal 1973, ed è stato istituito con una Convenzione (EPC) alla quale aderiscono oggi 38 Stati appartenenti al territorio dell'Europa geografica, quindi gli Stati dell'Unione Europea, e altri Stati quali ad esempio Svizzera, Islanda, Norvegia, Turchia, etc.
L'ente preposto al rilascio dei brevetti europei è l'Ufficio Brevetti Europeo (EPO), la cui sede principale si trova a Monaco di Baviera, le altre sedi si trovano a Berlino e a L'Aia.

Malgrado sia stato istituito da una Convenzione tra Stati, l'Ufficio Brevetti Europeo ha uno status giuridico assimilabile ad una “società privata extraterritoriale”, nel cui consiglio di amministrazione siedono dei rappresentanti nominati dai singoli Stati, ma che non rappresenta assolutamente una istituzione ufficiale dell'Unione Europea.

Attualmente, per ottenere un Brevetto Europeo occorre seguire una procedura, in cui la prima fase è il deposito presso l'Ufficio Brevetti Europeo di una documentazione descrittiva dell'invenzione che si vuol brevettare, la cosiddetta “domanda di brevetto europeo”. Successivamente si segue una fase d'esame molto articolata, in cui una commissione di esperti valuta l'esistenza dei requisiti di brevettabilità, e al termine dell'esame la stessa commissione si pronuncia in merito al rilascio o meno del cosiddetto “Brevetto Europeo”.

Per il testo della descrizione, e per le comunicazioni durante le fasi d'esame, si può optare a scelta per una delle lingue ufficiali dell'Ufficio Brevetti Europeo: l'inglese, il francese o il tedesco.

Una volta rilasciato il Brevetto Europeo, esso corrisponde ad un insieme di 38 brevetti nazionali, uno per ciascun rispettivo Paese che aderisce alla Convenzione sul Brevetto Europeo.

Per poter ottenere l'equivalente di un brevetto nazionale valido a tutti gli effetti, occorre affrontare la fase finale di “validazione” nazionale del Brevetto Europeo. La validazione è automatica negli Stati che hanno la lingua nazionale in comune con una delle lingue ufficiali dell'Ufficio Brevetti Europeo, mentre negli altri Stati richiede essenzialmente il deposito di una traduzione nella rispettiva lingua nazionale.

Così, in Germania, Francia, Regno Unito, Svizzera e Irlanda, il Brevetto Europeo è automaticamente confermato, mentre in tutti gli altri Stati, tra cui Italia e Spagna, esso richiede essenzialmente una traduzione totale o parziale del testo.

La traduzione in tutti gli Stati risulta essere particolarmente onerosa, se non altro per l'obbligo in alcuni Stati di nominare dei consulenti locali, specializzati nel settore dei brevetti, per il deposito di atti e per tutte le comunicazioni con il rispettivo Ufficio brevetti nazionale.

Per armonizzare il sistema dei brevetti europei, ed ottimizzare i costi, l'ideale sarebbe che un Brevetto Europeo fosse automaticamente valido in ogni nazione, e non richiedesse nessuna traduzione da depositare presso i rispettivi Uffici Brevetti nazionali. Un po' come avviene negli Stati Uniti, dove l'USPTO rilascia un brevetto automaticamente valido in tutti gli stessi Stati Uniti, senza dover adempiere successivamente a delle formalità di validazione in California, nell'Ohio, o nel New Jersey.

Ma questo pone in Europa dei problemi di “sovranità nazionale”, in quanto teoricamente il brevetto nazionale sarebbe un “titolo pubblico rilasciato dallo Stato”, e fino a che le legislazioni nazionali non prevedano espressamente che i documenti ufficiali dello Stato possano essere rilasciati in alcuni casi in lingua straniera, si pone quanto meno un problema di armonizzazione delle leggi nazionali con il contesto europeo. Se poi si tiene conto che alcuni dei 38 Stati della Convenzione (EPC) non appartengono nemmeno all'Unione Europea, non esiste nemmeno lo strumento giuridico della “Direttiva europea” per poter armonizzare i sistemi brevettuali nazionali.

Per poter superare gli ostacoli, da alcuni anni è stato proposto di istituire il “Brevetto Europeo Unitario”, cioè un brevetto europeo che una volta rilasciato in lingua inglese, francese o tedesca, possa avere un “effetto unitario” in tutti gli Stati contraenti, senza la necessità di dover effettuare successive traduzioni di validazione. L'idea iniziale era che esso potesse sostituire completamente il “Brevetto Europeo” così come è strutturato oggi.

Quando i negoziati per la sottoscrizione della Convenzione sul Brevetto Unitario (UPC) erano a buon punto, alcuni Stati, tra cui la Spagna e l'Italia, si sono opposti a veder scomparire completamente la propria lingua da un settore importante come quello dei brevetti.
Alcuni ritengono che ci siano alla base dei motivi economici, non soltanto per il mercato indotto delle traduzioni nazionali dei brevetti stranieri, ma soprattutto per il fatto di “istituzionalizzare” le lingue inglese, francese e tedesca come “lingue dell'innovazione”.
Altri ritengono che lingue importanti come l'italiano e lo spagnolo siano sempre più marginalizzate dalla comunicazione scientifica e tecnologica moderna, con il rischio che un giorno possano essere definitivamente estinte.

Ad ogni modo, nel frattempo l'Italia ha rivisto la sua posizione, ed attualmente è tra i Paesi che hanno accettato a pieno titolo l'istituzione del Brevetto Europeo Unitario, senza la necessità della fase di convalida con una traduzione.

Attualmente il “Brevetto Europeo Unitario” non è ancora ufficialmente entrato in vigore, ma siamo alle battute finali di ratifica nazionale da parte degli Stati membri (è stato ratificato da 11 Stati su 13 necessari). Con esso sarà anche istituita la Corte Unificata sui Brevetti (UPC) che sarà l'autorità preposta alla gestione del contenzioso sui brevetti a livello europeo.

La situazione finale sarà che la “semplificazione” del sistema dei brevetti europei, prevederà la coesistenza simultanea:

- dei singoli brevetti nazionali Stato per Stato;
- del “Brevetto Europeo” classico che continuerà a richiedere le traduzioni nazionali;
- del nuovo “Brevetto Europeo Unitario” che permetterà la convalida automatica solo per gli Stati contraenti (UPC);
- e di soluzioni miste per cui un brevetto potrà essere “unitario” negli Stati contraenti (UPC) e “classico” negli altri Stati.



(22 Marzo 2017)

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