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Il mondo delle start-up della Silicon Valley

di Angelo Zizzari





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Partecipare ad una conferenza sulle start-up a San Francisco può dare la sensazione di sbarcare su un altro pianeta, non tanto per i robottini a navigazione autonoma che accolgono i visitatori all'ingresso, che evocano atmosfere da film di fantascienza vintage, quanto per l'espressione e la manifestazione di un tessuto economico e sociale per lo più sconosciuto in altre parti del mondo.

Potevamo aspettarci la giovane età dei partecipanti, intendendo per giovani l'età tra i 20 e i 25 anni, molti di loro espositori di idee e prodotti innovativi, avendo spesso già fondato una loro start-up ed essendo già presenti e conosciuti sul mercato. Questi giovani hanno fatto saltare tutti gli schemi del percorso classico di “carriera”: lavoro da dipendenti, poi liberi professionisti e soltanto dopo imprenditori. Loro sono qui, molto concreti, imprenditori da subito, che vogliono tutto e subito.

E nel pragmatismo della cultura americana le idee sono presentate già con prototipi funzionanti, con business plan, dati e statistiche di previsioni di vendita, con proiezioni dei ritorni sugli investimenti, con l'indicazione dei benefici per sé stessi, per gli investitori e per la comunità di cittadini.

Lo slogan è “rivoluzionare il settore”, che sia quello delle vendite al dettaglio, della distribuzione dell'energia, dell'industria alimentare o dei trasporti. E poi: “il prodotto è assolutamente innovativo”, che sia una variante della pentola a pressione, un software per la valutazione della qualità di un altro software, una bicicletta elettrica che va come una moto, un cibo che ha lo stesso sapore delle uova ma realizzato con sostanze vegetali, un sistema di immagazzinamento dell'energia particolarmente efficiente o un nuovo linguaggio di programmazione per sistemi di visualizzazione 3D. E un altro detto omnipresente: “cambiare il mondo affinchè il mondo sia un posto migliore”.

Sopra tutto questo aleggia lo spirito di Steve Jobs, che ha collezionato una serie incredibile di prodotti di successo, tutti prodotti che hanno rivoluzionato il mondo, quello dell'informatica, della telefonia, dell'intrattenimento, etc., in altre parole prodotti che “hanno cambiato il mondo e lo hanno reso un posto migliore”.

Così, ecco Guy Kawasaki che rievoca le lezioni imparate da Steve: “1. I migliori giocatori assumono giocatori più bravi di loro; 2. I clienti non sanno ciò di cui hanno bisogno; 3. L'innovazione avviene in un contesto differente; 4. Il design del prodotto è importante; 5. Le grandi sfide portano a grandi cambiamenti; 6. Di meno è di più; 7. Cambiare idea è segno di intelligenza; 8. Gli ingegneri sono artisti; 9. Produrre prodotti unici nel loro genere; 10 Gli innovatori ignorano chi gli dice no; 11. Alcune cose devono essere credute prima di essere viste; 12. Gli "esperti" non hanno sempre ragione”.

E poi è la volta degli investitori, degli imprenditori, degli innovatori, dei fondatori di start-up alla ricerca dei tecnici, delle persone di talento che siano in grado di implementare le loro idee in prodotti tecnologici funzionanti. Così accade che si capovolge il mondo, gli imprenditori si contendono i pochi talenti disponibili sul mercato a suon di centinaia di migliaia di dollari, fino a casi estremi di imprenditori che girano con dei palloncini gialli volanti con sopra scritto: “Cercasi socio nerd, cercasi socio hacker”, etc.

Ma devono essere dei talenti veri, perchè qui vige la cultura del merito, devono essere gli Steve Wozniak della situazione, in grado di realizzare dall'oggi al domani un circuito elettronico che faccia funzionare un nuovo prodotto che sia "figo" e ottimizzato, altrimenti come direbbe qualche imprenditore da talk show “corro subito in strada e urlo: neeeext !!! avanti il prossimoooooo !!!”.

In un mondo in cui c'è una disponibilità immensa di risorse finanziarie, per cui un fondatore di start-up può vedersi firmato da subito, sulla fiducia, un assegno da mezzo milione di dollari, c'è posto per tutti: per quelli che vorrebbero essere Steve Jobs, il mago capace di venderti un prodotto come fosse la pietra filosofale, e per quelli che vorrebbero essere Steve Wozniak, l'artista, il deus ex machina che trasforma l'idea in un prodotto funzionante.

 

(9 Novembre 2015)

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